SALVATORE. tragedia del mare


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progetto di Agostino Riitano liberamente tratto da Battaglia Navale di Reinhard Göering, L’ultimo viaggio di Sindbad di Erri De Luca, America di Franz Kafka, Ellis Island di Georges Perec con i ragazzi dell’IPIA Caselli di Napoli traduzione collettiva nell’ambito del laboratorio laboratorio teatrale condotto da Stefania Piccolo e Agostino Riitano scenografia, costumi e luci a cura dei ragazzi dell’IPIA Caselli diretti da Juan Pablo Etcheverry, Daniela Salernitano, Roberto Crea, Paco Summonte si ringrazia Pietro Juliano

SALVATORE
tragedia del mare
progetto di Agostino Riitano

liberamente tratto da Battaglia Navale di Reinhard Göering, L’ultimo viaggio di Sindbad di Erri De Luca, America di Franz Kafka, Ellis Island di Georges Perec
con i ragazzi dell’IPIA Caselli di Napoli
traduzione collettiva nell’ambito del laboratorio
laboratorio teatrale condotto da Stefania Piccolo e Agostino Riitano
scenografia, costumi e luci a cura dei ragazzi dell’IPIA Caselli diretti da Juan Pablo Etcheverry, Daniela Salernitano, Roberto Crea, Paco Summonte
si ringrazia Pietro Juliano

Salvatore è il risultato di due corsi di formazione “Spazio Altro: l’Arte dell’ Attore” e “Spazio Altro: Il Teatro…Le Illusioni” POR Campania 2000/2006 Misura 3.6, ideati ed organizzati dall’Associazione Culturale Officinae Efesti (www.efesti.org) in collaborazione con l’Ipia Caselli ed Asmeform, rientranti nel “Piano Integrato per Sostenere l’Inclusione Sociale, l’Occupabilità nell’Area Nord della Città di Napoli.   

“L’Arte dell’ Attore” e “Il Teatro…Le Illusioni” sono la quarta e la quinta declinazione del progetto “Spazio Altro”, nato nel 2003, con il quale poniamo il teatro, inteso come istinto fisico e come altrove, in relazione alle istituzioni, al fine di innescare una viva dialettica creativa tra istinto e istituzione, volta a produrre una coscienza reale delle potenzialità espressive del corpo.

Il mare è un letto di morte
per chi naviga verso la speranza.
Le coste mietono vittime in vista
dell’ingresso clandestino, annegati salvagenti
per altri aggrappati alla speranza
al secco nelle risacche delle patrie coste. (Mälström di Arnold de Vos)

Nel filo conduttore della clandestinità il motivo centrale è il viaggio. Del viaggio si è nutrita la civiltà mediterranea; del viaggio abbiamo fatto la metafora poetica dell’esistenza. Il Viaggio si è oggi radicalmente e con lampante evidenza allontanato dall’Occidente, per restare opzione obbligata degli abitatori dei luoghi dell’Altrove, coloro che si dicono nomadi, stranieri, randagi, ospiti nelle tragedie degli scafi, dei corpi ripescati, degli sbarchi di fortuna, e della vita “in nero”. Lo scenario tragico dei flussi umani clandestini verso l’Europa ha l’obiettivo di conquistare nel “ricco” Occidente il diritto alla sopravvivenza. Il mare dei grandi miti, il Mediterraneo, è oggi la grande vasca della casa della civiltà dove affondano relitti, insieme a donne, uomini e bambini. Un mare incapace di consolare gli affanni, un luogo all’apparenza senza confini, sulle cui acque nere galleggiano come cadaveri decomposti i rimorsi, i crimini e i dolori; questo orrore ripone nel teatro i nostri interrogativi. Capire il teatro, comprendere a cosa serva e a chi; renderlo permeabile, e conquistarne il lavoro profondo; scommettere ancora una volta sulla sua utilità, nella sua raramente riconosciuta necessità. Lavorare per renderlo sempre più luogo di idee, di nascita e di scambio di idee, spazio “sociale” di emozioni, di riflessioni personali e collettive; teatro come baluardo nei confronti di una barbarie che incombe e ci circonda, e che si teme possa prevalere, e al tempo stesso esercizio di libertà in movimento, di frontiere e di spazi da attraversare, luogo per un incontro ancora possibile. Salvatore è un Teatro come ambito aperto, che obbliga chi lo vive ad immaginarsi una dimensione in continua osmosi o in balia con quanto accade fuori da sé: proprio come capita agli emigranti trasformati in immigrati.

© 2006 Officinae Efesti