MANGIATENE TUTTI - dentro.fuori.nelmezzo


Galleria Fotografica
C.OE.T teatri MANGIATENE TUTTI a cura di Pino Carbone e Agostino Riitano con Francesca De Nicolais, Andrea de Goyzueta, Giuseppe Papa, Giovanni Prisco, Fabio Rossi suono a cura di Giuseppe Stellato dramaturg Agostino Riitano regia Pino Carb

Jorge Luis Borges afferma
che le storie più grandi del mondo sono
l’Iliade, l’Odissea e il Vangelo ed invitano alla rinarrazione senza fine,
però nel caso del Vangelo dice:
«la storia di Gesù non poteva essere raccontata meglio».


Aprire una questione è l’intento di questo progetto. La questione è suggestiva, contorta, delicata, ma ci riguarda tutti, spesso anche da vicino: la città (nel nostro caso Napoli). La possibile storia che cercheremo di raccontare è la Passione di Cristo: l’ultima cena, il calvario, la crocifissione e la deposizione.

Il progetto completo “Mangiatene tutti / dentro – fuori – nel mezzo” si sostanzia nella creazione di un opera teatrale, in particolare di tre spettacoli basati su un'unica struttura drammatica.
Il lavoro prenderà vita in tre contesti sociali ed umani differenti: il dentro – nel carcere di Poggioreale con un gruppo di detenuti; il fuori – con un gruppo di attori professionisti; nel mezzo – con un gruppo di giovani nella periferia nord di Napoli.

Lo scarto tra la città e la visione che la racconta è affidata ad “attori” che “sparlano” e violentano oggetti, parti del corpo e dello spazio che occupano, purché questi siano capaci di restituire suoni e vibrazioni necessari al racconto emotivo. La percussione come linguaggio, o meglio, lingua poetica, volgare, violenta.
Cristo si lascia fare. Si lascia percorrere. Non si oppone e quando ci riesce non si lamenta. Viene sacrificato. E’ solo, dimenticato, consuma il suo ultimo pasto senza compagni, non ha più riferimenti e sembra rassegnato a questa condizione.
In “Mangiatene tutti…” l’elemento drammatico è esaltato per quanto possibile, un’intonazione più cristiana che strettamente cattolica, delle dissonanze crude, una gradazione possente, un atmosfera sinistra la figura di Cristo, mescolata ed inaccessibile, il clamore selvaggio della folla, un rumore confuso rotto da grida roche di odio! L’atmosfera è sinistra e feroce, ed in quell’agitarsi le figure così umane e piene di errori degli apostoli e la nobile figura di Santa Madre sotto la croce di Lui morente, il fanatismo settario dei giudici, l’isterismo sanguinario della folla che poi ritorna calma in una dolorosa stanchezza, e, in un crescendo di giubilo, avvicinarsi, magnifica, l’apoteosi della resurrezione. Tutti agiscono nel binario di una fatalità inesorabile e come per far brillare sempre più la figura centrale di Cristo che rimane così al di sopra, sola ed isolata.
La sua carne scoppia e brucia così come scoppiano e si dissolvono le energie di una città che si annulla quotidianamente, in gesti senza senso, preferendo sempre più il niente al pensiero. I colori e i suoni viscerali di Napoli, come sempre, non fanno politica ma teatro e le autorità vestono bene nel non dialogo con la bestia che non riescono a domare. Cristo è bestiale nella misura in cui non è domabile dalle autorità ma soltanto punibile. Tuttavia la punizione non è soltanto il punto finale del racconto ma motore della recitazione e gioco di riflessione.


C.OE.T teatri è l’incontro di tre realtà teatrali napoletane (Pino Carbone-Centrale.Teatro.Quadrato -, Officinae Efesti, Tourbillon) che si fondono, a partire dal progetto “Mangiatene Tutti”, per condividere risorse, esperienze, pensiero e punto di vista sull’arte del teatro, al fine di poter interpretare le complesse esigenze contemporanee della questione del fare e produrre teatro.

Centrale.Teatro.Quadrato. Pino Carbone
Pino Carbone inizia la sua attività teatrale nel ‘95 e dal 2000 come regista segue un idea di ricerca basata sull’assorbimento e la trasformazione della realtà in linguaggio, concependo l’uomo, la sua immagine, come punto di partenza e l’emotività dello spettatore come obiettivo finale. Individua principi comuni che regolano il suo fare teatro e lo stato di detenzione. Grazie alle continue esperienze con il carcere e con i detenuti, arrivando ad una idea di teatro-detenzione, che è attualmente motore della sua ricerca. I suoi lavori si sviluppano intorno a nuclei tematici ben precisi: la questione russo-cecena (“Una prigione di velluto rosso” e “Hopa-Oct” 2005); la condizione dei bambini africani, raccontata a partire dalle mosche e dalle formiche che infestano i loro volti (“Ascoltare-Kewa” 2005); Hitler come indagine svelante della predisposizione ed attitudine al male (“Il cattivo seme” 2006); la follia e un idea di produttività fino al parossismo (“Yuku” e “Yuku ver. 2.0” 2003); la struttura del teatro come rapporto tra reclusione e libertà espressiva: con i detenuti del carcere di Poggioreale di Napoli (“…tutti i segni delle stelle…” Teatro Mercadante 2006); l’ineluttabilità del ripetersi di avvenimenti tragici, tragedie contemporanee che si consumano in scena, in seno alla tragedia classica (“Agamennone” 2006”).

Officinae Efesti è un progetto di ricerca nel teatro, nato nel 2001 e costituito in associazione culturale nel 2003 da Agostino Riitano e Stefania Piccolo; indaga l’essenza e le necessità concrete della rappresentazione per la costruzione di un “teatro possibile”; opera nel campo della cultura teatrale, affermando la centralità dell’uomo nella questione del fare teatro. Il processo di indagine è stato condotto su diversi aspetti e livelli dell’arte teatrale: l’analisi del mito come corollario di forme archetipiche (“Mi-Nos”, 2001); il teatro come un non-luogo eminentemente acustico (“senzaserratura“, in collaborazione con Radio Tre “Il Terzo Orecchio - I teatri alla radio di Mario Martone”, 2002); la creazione teatrale come rievocazione in cui sovrani sono l’orecchio e la memoria emozionale (“Pathos”, 2003, “Il giorno del fiore”, 2005). L’attenzione è stata posta anche alla produzione di momenti di riflessione, incontri, laboratori: coproduzione del progetto “Odin Teatret a Napoli”, in collaborazione Teatro stabile di Innovazione Galleria Toledo, 2002; cura del progetto “Spazio Altro” in luoghi istituzionali ipernormati (“Spazio Altro - dove costruire la magia svelata”, in collaborazione con M.I.U.R. legge 285/97, 2003, “Spazio Altro - Battaglia” 2005, “Spazio Altro - Cenerentola una favola per incontrare la diversità”, in collaborazione con Commissione Europea progetto Gioventù, 2005); “Impossibilità del tragico o rinascita della tragedia?”, con Romeo Castellucci, in collaborazione con Teatro Stabile di Innovazione Galleria Toledo e Teatro Mercadante, 2005; “Isole di teatro - per un teatro della necessità”, con Armando Punzo, in collaborazione con università degli studi di Napoli Federico II, 2005; festival: “Rifugi d’aria - incontro internazionale dei teatri”, in collaborazione con Università del Teatro Euroasiano, Belmonte Calabro (Cs), 2002; “Viaggio alla Radice” dedicato all’ esperienza di Etienne Decroux, in collaborazione con il Teatro Piccolo di Milano, DAMS di Bologna, DAMS di Cosenza, Europian Mime Fondation di Amsterdam, Regione Calabria, Provincia di Cosenza, Belmonte Calabro, 2003; “Eruzioni – il training dell’attore da oriente ad occidente”, in collaborazione con Regione Campania, Provincia di Napoli, Comune di Ercolano, Vesuvio, 2006.

Tourbillon nasce su impulso di Andrea de Goyzueta e Fabio Rossi ed altri giovani attori legati dalla comune esperienza formativa e professionale maturata nel Laboratorio Teatrale Permanente del Teatro Elicantropo di Napoli. La necessità è quella di ritagliare uno spazio artistico e creativo autonomo che accolga e coinvolga sensibilità artistiche provenienti anche da mondi diversi, in un rapporto di reciproca ispirazione, alla ricerca di una forma teatrale aperta in cui poesia e memoria storica, arte e politica, filosofia e vita quotidiana dialoghino ed interagiscano. Nel 2004 la prima produzione: Figlina Cara di Luciano Saltarelli (2004). Dal 2005 con i progetti “Una Prigione di Velluto Rosso” (2005), Hopa Oct/prigione su tela (2005 – finalista Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti”) avviene l’incontro col regista Pino Carbone e la formazione di un nuovo organico. Dal 2006 si avvale della collaborazione con Vesuvioteatro e produce “Il Cattivo Seme” (Nuove Sensibilità del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e Teatro pubblico campano, 2006), Mozart e Salieri /Mozart e Casanova a cura di Claudio Di Palma (MozArt Box 2006). Il gruppo teatrale Tourbillon è protagonista del video “10 frammenti per un documentario sul teatro” di Luigi Pingitore.

© 2006 Officinae Efesti