Mangiatene Tutti - al Teatro Mercadante


mecoledi 20 giugno alle ore 18,30

MANGIATENE TUTTI

a cura di Pino Carbone e Agostino Riitano

con Francesca De Nicolais, Andrea de Goyzueta, Giuseppe Papa, Giovanni Prisco, Fabio Rossi

suono a cura di Giuseppe Stellato

dramaturg Agostino Riitano

regia Pino Carbone

prodotto da Officinae Efesti e Tourbillon

Jorge Luis Borges afferma che le storie più grandi del mondo sono l’Iliade, l’Odissea e il Vangelo ed invitano alla rinarrazione senza fine, però nel caso del Vangelo dice: «la storia di Gesù non poteva essere raccontata meglio».

Aprire una questione è l’intento di questo progetto. La questione è suggestiva, contorta, delicata, ma ci riguarda tutti, spesso anche da vicino: la città (nel nostro caso Napoli). La possibile storia che cercheremo di raccontare è la Passione di Cristo: l’ultima cena, il calvario, la crocifissione e la deposizione. Il progetto completo “Mangiatene tutti / dentro – fuori – nel mezzo” si sostanzia nella creazione di un opera teatrale, in particolare di tre spettacoli basati su un'unica struttura drammatica. Il lavoro prenderà vita in tre contesti sociali ed umani differenti: il dentro – nel carcere di Poggioreale con un gruppo di detenuti; il fuori – con un gruppo di attori professionisti; nel mezzo – con un gruppo di giovani nella periferia nord di Napoli. Lo scarto tra la città e la visione che la racconta è affidata ad “attori” che “sparlano” e violentano oggetti, parti del corpo e dello spazio che occupano, purché questi siano capaci di restituire suoni e vibrazioni necessari al racconto emotivo. La percussione come linguaggio, o meglio, lingua poetica, volgare, violenta. Cristo si lascia fare. Si lascia percorrere. Non si oppone e quando ci riesce non si lamenta. Viene sacrificato. E’ solo, dimenticato, consuma il suo ultimo pasto senza compagni, non ha più riferimenti e sembra rassegnato a questa condizione. In “Mangiatene tutti…” l’elemento drammatico è esaltato per quanto possibile, un’intonazione più cristiana che strettamente cattolica, delle dissonanze crude, una gradazione possente, un atmosfera sinistra la figura di Cristo, mescolata ed inaccessibile, il clamore selvaggio della folla, un rumore confuso rotto da grida roche di odio! L’atmosfera è sinistra e feroce, ed in quell’agitarsi le figure così umane e piene di errori degli apostoli e la nobile figura di Santa Madre sotto la croce di Lui morente, il fanatismo settario dei giudici, l’isterismo sanguinario della folla che poi ritorna calma in una dolorosa stanchezza, e, in un crescendo di giubilo, avvicinarsi, magnifica, l’apoteosi della resurrezione. Tutti agiscono nel binario di una fatalità inesorabile e come per far brillare sempre più la figura centrale di Cristo che rimane così al di sopra, sola ed isolata. La sua carne scoppia e brucia così come scoppiano e si dissolvono le energie di una città che si annulla quotidianamente, in gesti senza senso, preferendo sempre più il niente al pensiero. I colori e i suoni viscerali di Napoli, come sempre, non fanno politica ma teatro e le autorità vestono bene nel non dialogo con la bestia che non riescono a domare. Cristo è bestiale nella misura in cui non è domabile dalle autorità ma soltanto punibile. Tuttavia la punizione non è soltanto il punto finale del racconto ma motore della recitazione e gioco di riflessione.

© 2006 Officinae Efesti