-senzaserratura- |
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| da la casa di asterione di jorge luis borges la sorte del Minotauro è mutata. non più esotico animale di una tana fantastica, piuttosto scomodo nucleo dei nostri labirinti mentali Agostino Riitano voce e regia fonica, Antonio Lombarbi architettura sonora dur. tot. 8’ 24” |
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Atemporale, nutrito qua e là di passaggi oscuri, il mito è quella radura scomoda e perturbante di là da un fittissimo bosco. Una tradizione, un corpus di racconti il mito? Pure un corollario di forme archetipiche cui attingere per meglio dischiudere leggi, riti e sogni. Non si tratta solo della dimensione della favola, ma di un percorso iniziatico dove il desiderio che eccede sovrasta ogni logica di potere. Il mito, grado zero del fenomenico, unica soluzione all’enigma della creazione, si trasforma con la pienezza del logos in elemento di ripetizione di verità, e solo con il Novecento recupera la dimensione misterica e rituale. Il progetto, da noi denominato -senzaserratura-, trae spunto narrativo dal racconto la Casa di Asterione contenuto nell’Aleph, di Jorge Luis Borges, che è stato oggetto di studio durante la lavorazione del nostro ultimo spettacolo (progetto Mi-nos) tratto da I re di Julio Cortàzar. In entrambi gli studi il protagonista è il Minotauro e la sua mitologia; nel progetto Mi-nos c’è stata la volontà di indagare il mito attraverso le azioni e gli impulsi fisici degli attori, che attuando delle partiture, cercano la sublimazione dell’atto; in -senzaserratura- il lavoro si muove verso l’osservazione del labirinto, che il maestro argentino aggettiva parola dopo parola, e , sulla possibilità di scarnificare il corpo “mostruoso” al fine di conservarne la phonè. Ingannevole… desolata… monocromatica… disadorna…, sono le caratteristiche della casa di Asterione, che egli vive ed assorbe in una condizione di presunta pazzia. Il racconto non subirà interventi drammaturgici testuali, bensì diverrà parte integrante di un’architettura sonora. L’esperimento è sorretto dalla comune sensibilità sociale e opinione tematica: si cerca di provare le possibilità della voce e di verificare come le corde di questa risuonino all’armonico arpeggio testuale. Il Minotauro, non più mostro da annientare, è la diversità occultata da cercare, accettare e rivelare. Volontà deviante e arbitrio punitivo vengono così alla luce. Il momento della sua morte assume un valore paradossale; non è una sconfitta, si tratta piuttosto della sua ultima nascita. |