Lyricsoundmachine è un non-luogo eminentemente acustico, palestra quotidiana per una prassi di ricerca sulla voce ed elaborazione elettronica del suono. Attenzione particolare è dedicata alla spazializzazione del suono che attualmente viene effettuata con un sistema in dolby digital 5.1. OfficinaeEfesti, trova in Lyricsoundmachine la possibilità di indagare l’utilizzo della voce parlata in stretto rapporto col suono per la realizzazione di Pathos.
Pathos, il termine che dà il titolo al lavoro, è da intendersi nella doppia accezione di: patimento, sofferenza; ma anche :evento, accadimento. La vastissima quantità di frammenti letterari di cui è composta l’operina, è tratta dalla produzione letteraria che fa riferimento all’esperienza del dolore nei due grandi filoni culturali della tradizione occidentale: quello greco, e quello cristiano. A fare da testo-guida è quel “ Sopravvissuto di Varsavia “ di Arnold Schoenberg, una delle tante produzioni letterarie sorte a partire dall’esperienza di Auschwitz, riverberato nei frammenti di “Se questo è un uomo” di Primo Levi, colui che ha patito in prima persona il limite della narrazione. Pathos non ha né personaggi, né storia; va al di là del logos narrante del fatto storico in sé. Il lavoro si pone come possibilità di rievocazione degli eventi non nell’ambito della memoria storica, ma in quello della memoria emozionale. I significati testuali, attraverso alcuni procedimenti di : sovrapposizione, montaggio, s-montaggio, vengono ridotti a puri fonemi, “degenerando” il tutto nella dimensione qualitativa del significante. I significanti, oltre a darsi come risultato della manipolazione operata ai danni del materiale verbale, si offrono come possibilità d’indagine della voce-corpo, che si produce in un “risuonare armonico interno” nella ricerca delle corrispondenze, delle relazioni di tipo fonetico: nel tentativo di stabilire una logica della sensazione come pura esteriorità riverberantesi, negazione del rovello compositivo, dove sovrano è l’orecchio. Il dolore è quanto di più proprio, individuale noi possiamo esperire; affidare al discorso l’esperienza del dolore è dire altro: “a chi la tocca, la tocca”. “ ‘ntender non la può chi non la prova” ci dice Dante a proposito delle dolcezze amorose; quante volte vale di più quando si tratta di dolore. L’amore genera discorsi, espressione, produce Arte. Il dolore comprime, deforma, conduce il linguaggio all’afasia, ci rimanda alla sensazione: l’al di là dell’arte. L’esperimento è difficilmente collocabile: musica? teatro? Un teatro di voci che propone immagini acustiche, corpo che produce suono. |