Officinae Efesti: innovazione sociale, produzione artistica, progettazione culturale

Nei nostri laboratori teatrali siamo dentro ad un “miscuglio”, in esso e/o da esso possiamo introdurre o ricavare nuovi orizzonti, del pensare, del credere, dell’essere-nel-tempo storico della Società.

Non è un più un Teatro Sociale, ma un Teatro che si occupa della Società Multiculturale, una società mescolata e per questo più ricca.
Per noi il teatro non ha mai avuto un colore e riteniamo che spesso abbiamo l’esigenza di usare termini di riconoscimento come “teatro interculturale” a causa della nostra abitudine a creare delle separazioni anche nel linguaggio.
Questo percorso iniziato nel 2006, oggi trova la sua forma nei #welcomelab, laboratori di benvenuto, uno spazio pensato per abitare la distanza e incontrarsi nella diversità.
Per fare ciò ci serve prima di tutto spingerci al Dialogo, poi c’è un lavoro consapevole sulla Differenza come valore ed infine l’Apertura, dove facciamo propri i valori di tutti e li mescoliamo.
L’intercultura, per dirla alla Franco Cambi [F. Cambi,Intercultura, pedagogia, teatro, Roma, Carocci Editore, 2001] deve farsi carico, certo con rischio, della propria identità multipla, non divisa ma plurale, in grado di differenziarsi in io paralleli e di incontrare realmente l’altro: un io che pone se stesso come problema e non come fondamento alla maniera di Cartesio. Proviamo a superare il “confine” per realizzare questa nuova identità – cognitiva, culturale, personale – incardinata, appunto, sul meticciato.

Officinae Efesti: innovazione sociale, produzione artistica, progettazione culturale