Visione e previsione, così gli innovatori sociali…

Potendolo spostare a fine espressione, l’hashtag varrebbe come l’arma contundente di un punto di domanda. Il sud siamo noi? Cos’è il sud, allora! Dov’è? Dove comincia, dove termina? Quante parlate lo narrano e quali paesaggi lo immortalano?
Il Sud è spesso descritto come un’appendice infiammata, patologia di logiche in antitesi, divari economici, paradossi infrastrutturali, controlli criminali, irresponsabilità politiche, emergenze permanenti. Di esso si enumerano però le inestimabili risorse, eredità materiali e immateriali accumulate grazie civiltà eterogenee, succedutesi con straordinaria continuità temporale.

Le nostre bellezze annualmente vengono conteggiate. Sappiamo di avere il 48% dei siti culturali del patrimonio nazionale. Sappiamo di detenere 30% dei 49 siti Unesco italiani. Il Ministero dell’Ambiente ci dice che su 24 parchi nazionali, 14 si trovano nel Sud del Paese; al Sud si trova il 72,1% dell’intera superficie dei parchi nazionali italiani.
Dati come questi, però, compilano un elenco che non dice assolutamente nulla della capacità di mettere a frutto o a sistema la ricchezza descritta, che non misura il grado di appartenenza e identificazione tra l’uomo e il suo ambiente storico, artistico e naturale, grado che non è dato dal livello di fruizione o di fruibilità turistica del patrimonio esaminato.

Articolo pubblicato il 18/09/2015: http://www.chefuturo.it/2015/09/ilsudsiamonoi-innovazione-sociale-sud/